Associazione Vittime del Salva-Banche: occorre affrontare la crisi bancaria con intelligenza e soluzioni condivise da risparmiatori e banche. Intollerabile strumentalizzare il voto dei cittadini italiani al referendum del 4 dicembre.

In questi giorni pre-referendum sempre più ci troviamo a dover fare una scelta a suon di minacce, tanto che viene da pensare che si voglia distogliere l’elettore da un voto consapevole, che entri davvero nel merito della riforma, costringendolo a votare quasi esclusivamente per le conseguenze che potrebbe assumersi con l’espressione di una propria e legittima opinione.

Ci riferiamo ovviamente alla crisi bancaria che il nostro paese sta vivendo; in questo contesto non intendiamo esaminare le cause del perché le autorità di vigilanza non siano intervenute in tempo e chi ne è responsabile è ancora comodamente adagiato sulla sua poltrona; del perché le banche con maggiori crediti in default siano quelle più legate alla politica; del perché si sia applicato il Bail-in in maniera retroattiva o sul perché si sia voluto effettuare la costosa risoluzione (sia per i risparmiatori che per il sistema bancario) di Etruria & Co., ma fotografare la situazione attuale e proporre soluzioni alla questione più urgente e spinosa di questa crisi economico e finanziaria: le sofferenze bancarie.

Il problema a monte è la mole dei crediti in sofferenza che ha portato le banche al collasso.

Dal 2008 al 2015 la svalutazione massiccia dei crediti deteriorati nei bilanci bancari ha portato alla creazione di decine di miliardi di DTA (Deferred Tax Asset), si tratta, semplificando, di crediti d’imposta non pagabili, vale a dire non rimborsabili dallo stato in euro ma detraibili dalle imposte future.*

Per mantenere la possibilità di detrarre questa tipologia di crediti d’imposta le banche (in un momento in cui la maggior parte non produce utili) devono pagare un canone e in base al test di recuperabilità, imposto dai regolatori, se non sono previsti abbastanza utili futuri, una parte di questi crediti di imposta dovrà essere cancellata.

Il paziente zero è MPS**:

Nel 2016 la banca deve pagare 72 milioni di canone per mantenere il diritto ai crediti d’imposta e, dato che prevede di non realizzare abbastanza utili futuri, deve cancellare 493 milioni di ulteriori crediti d’imposta. (bilancio III trim 2016**)

Assurdo e paradossale? Sì. Ragioniamo su possibili soluzioni alternative.

Perché lo stock pregresso di crediti d’imposta non viene trasferito ai piccoli risparmiatori, portando vantaggi ad entrambi le parti e senza nessun aiuto pubblico?

Il trasferimento ai piccoli risparmiatori potrebbe avvenire tramite la corresponsione di interessi sui conti depositi, i quali invece di essere corrisposti in euro, sarebbero pagati in crediti d’imposta da poter utilizzare per tutti i pagamenti verso la pubblica amministrazione.

Quali sarebbero i vantaggi per il sistema bancario italiano se utilizzasse lo stock di DTA di tipo due se verosimilmente, per alcune banche in difficoltà, il 70% è difficilmente recuperabile a breve?

Lo smobilizzo delle DTA porterebbe grandi benefici contabili, cioè minori spese per interessi passivi pari almeno al 50% del controvalore dei crediti d’imposta, utile che potrebbero essere usato per aumentare le coperture sulle sofferenze facendo così avvicinare valore di libro e domanda nella cartolarizzazione delle stesse.

Ad esempio, le stesse 4 banche risolte nel novembre del 2015, Banca Etruria & Co., diventerebbero di colpo appetibili; infatti, hanno in proporzione una quantità di DTA di gran lunga maggiore rispetto alla media delle banche nazionali, dovuta alla svalutazione del 17% delle sofferenze effettuato in sede di risoluzione.

L’idea è semplice e si sviluppa su questi passaggi:

  • chiarimento da parte agenzia entrate e/o dal governo modalità e controllo sulla trasferibilità a terzi dei crediti d’imposta non rimborsabili (le attuali leggi prevedono già la trasferibilità al valore nominale)
  • creazione strumenti finanziari semplici rivolti a persone fisiche, come conti deposito a sei mesi/un anno, che prevedano il pagamento degli interessi in crediti d’imposta
  • 
creazione di un ulteriore saldo nei c/c, oltre a quelli già in essere in euro ed in valuta estera se posseduta, in crediti d’imposta
  • implementazione delle attuali carte di credito/bancomat dell’ulteriore possibilità di utilizzare anche il saldo crediti d’imposta per ogni pagamento verso la pubblica amministrazione da effettuare

Il nostro caso tipo MPS nell’anno in corso avrebbe avuto i seguenti vantaggi:

  • collocamento di 12 miliardi di conti deposito (8% depositi totali tra mps e widiba) al tasso di interesse 4% in crediti d’imposta
  • costo interessi passivi per la banca ZERO
  • DTA compensative 480 milioni (lo stesso importo che MPS ha cancellato dal bilancio perché non riusciva a recuperarle data la difficile situazione attuale ed il costo del canone per mantenerle)
  • MINOR PERDITA 2016 per la banca, pari a circa mezzo miliardi in meno
  • smaltimento definitivo stock DTA tipo due (2 miliardi attualmente) in tre anni

Correntista privato con conto deposito DTA massimo pari ad euro 100.000:

  • Tasso di interesse più che doppio rispetto al rendimento in euro: 4.000 euro in crediti d’imposta
  • il risparmiatore potrà usare il suo saldo in crediti d’imposta del c/c per tutti i pagamenti verso la pubblica amministrazione
  • investimento garantito anche dal FITD

In realtà, come anticipato all’inizio, la visione futura dell’Associazione Vittime del Salva-Banche sarebbe molto più ampia e coinvolgerebbe tutto il sistema attuale di detrazioni fiscali, sistema troppo a compartimenti stagni e non produttivo di moltiplicatore economico.

Si potrebbe auspicare, l’utilizzo di carte di credito con saldo in crediti d’imposta anche per pagare il conto del ristorante. Il ristoratore non avrebbe difficoltà ad accettare questo tipo di pagamento, dato che con questo saldo potrebbe pagarci l’IVA di fine mese, ad esempio.
Il sistema potrebbe diventare volano per l’economia, non solo un tampone per le banche.

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*Riferimenti normativi:
 Sino al decreto legge 83 del 27 giugno 2015 le svalutazioni dei crediti verso la clientela iscritte in bilancio non risultavano immediatamente deducibili sul piano fiscale. Il recupero delle delle imposte anticipate avveniva quindi in cinque periodi di imposta e, ancor prima, su 18 esercizi.

Con il decreto legge 83/2015 è adesso prevista l’intera e immediata deducibilità delle svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela ma permane tuttavia il rilevante stock degli anni pregressi classificati come DTA di tipo due.

Infine il decreto n. 59/2016 prevede che la trasformazione in credito d’imposta dello stock di DTA tipo due (reputato compatibile con la disciplina comunitaria degli aiuti di stato) venga subordinata al pagamento di un canone stabilito nella misura dell’1,50%

** dati da bilancio MPS al 30/09/2016

[..] Si segnala che a fine giugno è stato convertito in legge (n. 119) il DL n. 59 del 3 maggio 2016 che prevede tral’altro disposizioni in materia di imposte differite attive (“DTA”) in base alle quali le società potranno continuare ad applicare le norme vigenti in materia di conversione in crediti d’imposta delle attività per imposte anticipate a condizione che, esercitata l’opzione, versino un canone annuo da corrispondere con riferimento a ciascuno degli esercizi a partire dal 2015 e successivamente, se ne ricorreranno annualmente i presupposti, fino al 2029. Per quanto concerne il Gruppo l’impatto per l’anno 2016 è stimato in circa 72 mlndi euro (73 mln di euro per il 2015). [..]

[..] la Capogruppo, oltre a non iscrivere DTA sulla perdita fiscale emergente dalla presente situazione trimestrale per un importo di 236,7 mln di euro, ha operato una parziale svalutazione anche delle DTA relative alle perdite fiscali pregresse per 256,1 mln di euro, in applicazione di un’evoluzione metodologica nel criterio di stima di recuperabilità delle stesse (cd. probability test [..].

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