Sistema bancario italiano: il momento di soluzioni innovative, che riportino fiducia verso il sistema bancario ed evitino il panico finanziario, è adesso. L’Associazione Vittime del Salva-Banche propone garanzia pubblica fino a 100 mila su obbligazioni bancarie e crediti d’imposta ai piccoli risparmiatori da poter utilizzare per tutti i pagamenti verso la pubblica amministrazione.

Oggi come non mai è fondamentale che il Governo prenda in mano la situazione bancaria italiana ed agisca in maniera urgente e determinata attraverso soluzioni che tutelino i risparmiatori italiani e il sistema bancario su cui si regge l’economia del nostro paese.

Alla luce della quantità di obbligazioni nelle mani dei piccoli risparmiatori e della crisi bancaria in atto e del possibile effetto domino, è necessario come non mai che il Governo intervenga, che lo faccia il più rapidamente possibile, con soluzioni mirate a proteggere sul lungo periodo banche e risparmiatori e a ricucirne lo strappo che si è creato nel rapporto di fiducia.

La maggior parte dei 60 miliardi di obbligazioni bancarie subordinate sono in mano ai piccoli risparmiatori italiani ed è indispensabile che vengano stabilite regole certe che permettano agli operatori non professionali di non temere per i propri risparmi o di ricorrere a decisioni affrettate che graverebbero sia sulle tasche del risparmiatore ma anche e, soprattutto, su quelle delle banche. Non vorremmo vedere la fuga dagli sportelli degli obbligazionisti nei prossimi mesi, spaventati dalla crisi bancaria italiana e dai maldestri ed iniqui metodi di risoluzione bancaria.

 

L’Unione Europa e le nuove normative europee sui salvataggi e le risoluzioni bancarie non impongono la retroattiva della legge e quindi la possibilità di garanzie verso gli obbligazionisti che abbiano acquistato prima dell’entrata in vigore della direttiva Europa Brrd. Perché il Governo non riprende la situazione in mano regolamentando questo aspetto e rassicurando i piccoli obbligazionisti retail, dato che ormai è chiaro ed evidente che tali prodotti in Italia siano stati oggetto di misselling o comunque finiti nelle mani di pensionati, casalinghe e in generale risparmiatori comuni che certo non potevano neppure immaginare all’epoca di mettere a rischio i propri risparmi?

 

Cosa propone l’Associazione Vittime del Salva-Banche:

 

1)    Si potrebbe pensare alla creazione “ad hoc” di un veicolo pubblico, il quale in occasione di ogni crisi bancaria provveda a garantire tutti gli obbligazionisti bancari, sia subordinati che ordinari, che abbiano acquistato in qualsiasi forma e modalità entro il 16 novembre 2015 (data di recepimento della direttiva europea BRRD). In tale veicolo dovrebbero confluire le azioni derivanti dalla conversione delle obbligazioni, ad un prezzo pari al costo di acquisto delle obbligazioni stesse, chiaramente detratti gli interessi effettivamente percepiti e fino ad un massimo di 100mila per ogni cointestatario, come da decenni avviene con successo sui conti correnti fino a 100K.

 

Lo Stato chiamato a rispondere della garanzia, riceverebbe una corresponsione annuale di un premio che le banche dovrebbero versare e, in caso di crisi bancaria, riceverebbe azioni della banca in cambio delle obbligazioni acquistate dai privati. Per lo Stato i costi ipotizzabili sono ipotetici e minimi, contro i costi enormi derivanti dalla crisi di fiducia, e potendo disporre di un orizzonte temporale più vasto, rispetto ai piccoli risparmiatori non avvezzi alle azioni, potrebbe realizzare utili dall’operazione.

 

 

2) La seconda proposta dell’Associazione Vittime del Salva-Banche, complementare alla prima, già pubblicata alcuni giorni fa e che confidiamo venga presa in esame nei prossimi provvedimenti in materia bancaria riguarda la massiccia svalutazione dei crediti deteriorati nei bilanci bancari che crea decine di miliardi di DTA (Deferred Tax Asset). Si tratta, semplificando, di crediti d’imposta non pagabili, ma detraibili dalle imposte future. Per mantenere la possibilità di detrarre questa tipologia di crediti d’imposta le banche devono pagare un canone e, se non sono previsti abbastanza utili futuri, una parte di questi crediti di imposta dovrà essere cancellata.

Le cifre sono enormi, 50 miliardi di DTA illiquidi e costosi per le banche, che con una facilitazione legislativa potrebbero divenire liquidi e remunerativi; lo stock pregresso di crediti d’imposta potrebbe essere trasferito ai piccoli risparmiatori, attraverso la corresponsione di interessi sui conti depositi pagati in crediti d’imposta da poter utilizzare per tutti i pagamenti verso la pubblica amministrazione, portando, quindi, vantaggi alle banche e ai risparmiatori.

 

Questa sarebbe la risposta di un Paese forte ad una crisi profonda che deve essere assolutamente risolta, riportando la fiducia verso il sistema bancario ed evitando il panico finanziario.

Il momento di soluzioni innovative è adesso, non ci si può più nascondere dietro il mantra “il nostro sistema bancario sé solido”, non lo è e il Governo deve dare assolutamente una risposta seria e lungimirante al problema e deve farlo subito.

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